
OBLìO

Oblìo – 200 × 290 cm – olio, pastelli e carboncino su tela (2024)
Oblìo nasce come una riflessione sulle relazioni umane e sulle contraddizioni della contemporaneità.
La figura femminile, in primo piano, tiene tra le mani un telefono cellulare: uno degli strumenti che più di ogni altro ha trasformato il nostro modo di comunicare. Eppure, nell'epoca in cui siamo costantemente connessi, la comunicazione sembra moltiplicarsi senza necessariamente produrre maggiore comprensione. La tecnologia accorcia le distanze, ma non sempre riesce a colmare quelle tra gli individui.
Dalla figura femminile sembrano originarsi e moltiplicarsi le presenze maschili. È un'immagine che riconduce simbolicamente all'origine stessa della vita: gli uomini nascono dalle donne. La donna diventa così non soltanto presenza, ma origine, memoria e luogo di trasmissione tra una generazione e l'altra.
Nella parte superiore dell'opera affiora una moltitudine: figure riunite, quasi una manifestazione collettiva. È il momento in cui ciò che appartiene al singolo diventa coscienza comune, quando una società sceglie di non rimanere indifferente e si unisce contro la violenza.
Attraverso la composizione corre inoltre una frase scritta al contrario, quasi fosse un messaggio da decifrare: «Se domani non torno, distruggi tutto». Le parole della poetessa peruviana Cristina Torres Cáceres entrano nell'opera non come cronaca di un singolo episodio, ma come un richiamo universale a ciò che non può più essere ignorato