
Antigone
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ANTIGONE 200 × 200 cm, olio e tecnica mista su tela, 2025
Antigone porta nel presente uno dei conflitti più antichi della nostra cultura: quello tra la legge degli uomini e la legge della coscienza.
La figura di Antigone appare sdoppiata, quasi riflessa in se stessa. Due presenze dello stesso corpo che restituiscono la tensione di una scelta: obbedire all'autorità oppure seguire ciò che si ritiene giusto, assumendosene fino in fondo le conseguenze.
Intorno a lei, le grandi bilance dorate evocano il giudizio e la ricerca di un equilibrio che non è mai definitivo. Al centro, una bussola indica una direzione possibile: non una strada già tracciata, ma la necessità di trovare un orientamento etico quando legge e giustizia non sembrano più coincidere. Sono elementi centrali anche nella costruzione originaria dell'opera.
Ai suoi piedi, una moltitudine di corpi si comprime e si confonde. È un'umanità che perde la propria individualità nella massa, evocando il rischio dell'obbedienza quando questa rinuncia alla coscienza.
La scritta Dignitas Hominis, la dignità dell'uomo, attraversa l'opera come un'affermazione e insieme come un interrogativo. La dignità non è soltanto qualcosa che possediamo: è qualcosa che siamo chiamati a difendere.
Mistral riporta così Antigone fuori dal mito. La sua disobbedienza non appartiene più soltanto alla tragedia di Sofocle: diventa una domanda rivolta al presente.
Che cosa scegliamo quando ciò che è legale non coincide più con ciò che riteniamo giusto?